Laboratorio italiano
Intrecciate a quattro mani.
Patrizia e Anna si dividono il lavoro come si fa nelle botteghe: una taglia, l'altra intreccia; una monta, l'altra rifinisce. Ogni borsa passa quattro mani prima di uscire dal laboratorio, e si vede — nei punti regolari, nelle fodere tese, nelle finiture chiuse a regola d'arte.
Il laboratorio è in Abruzzo, e non è un capannone: è un tavolo, due sedie e le ceste dei filati. Da lì le borse partono per tutta Italia.
Panna è il loro nome messo insieme. Quello che facciamo, lo firmiamo.
Rafia, cordino, lana e filati tecnici per i corpi borsa. Poi i tessuti da abito: velluto damascato, gobelin, broccato, cavallino. E ancora pelle vera per patte e tracolle, manici in bambù, ferramenta dorata o argento che scatta come deve.
Molti materiali arrivano in piccole quantità, spesso fine serie: per questo tante borse non si possono rifare identiche.
Le ore di lavoro dentro una borsa: migliaia di punti a mano, più taglio, fodera, montaggio e rifinitura. È il tempo che trasforma un filato in un oggetto che dura.
Una borsa all'uncinetto che non si affloscia non è un caso: è un progetto. Corpi rinforzati, fondi che tengono la forma, fodere cucite con tasche e chiusure vere.
Il crochet è la pelle esterna; sotto c'è una costruzione. Girala col dito: è fatta bene da tutti i lati.
Girate una Panna Bags al rovescio e capirete: fodere in tessuti stampati, tasche interne, catene col peso giusto, girelli e calamite che chiudono bene. È lì che una borsa si vive.
Da vicino si vede la mano. Da lontano, una borsa. L'uncinetto qui è la tecnica, non il risultato: struttura, fodera, ferramenta e proporzioni da pelletteria.
Una borsa fatta a mano non si butta quando un manico si consuma. Torna in laboratorio, dalle stesse mani che l'hanno fatta, e riparte. Non si comprano per una stagione.
Tutte le borse, con i prezzi e le misure. Ogni pezzo nasce una volta sola, oppure su ordinazione in una, due settimane.
Entra nella collezioneOppure scrivi a Patrizia su WhatsApp